
ROMA - Cambio di rotta della
Cassazione sulla cannabis. Secondi i giudici la
coltivazione domestica di piccole quantità di piante di canapa indiana non è
lecita. Per i supremi giudici della IV sezione penale è da perseguire
penalmente la coltivazione, sul balcone di casa, anche di una sola piantina di
marijuana, indipendentemente dalle sue caratteristiche droganti. Una sentenza
che ribalta quella di pochi mesi fa, quando
Con il verdetto depositato oggi gli 'ermellini' rilevano che è penalmente
rilevante la coltivazione a prescindere dalla quantità: "La coltivazione
di canapa indiana va sanzionata indipendentemente dall'ampiezza del numero di
piante contenenti sostanze tossiche", si legge nella sentenza.
La pronuncia della Cassazione nasce dalla condanna inflitta dalla corte
d'Appello di Messina a una donna che aveva coltivato
nel balcone della sua casa otto piantine di cannabis
indica. La donna, allora, aveva presentato ricorso in Cassazione. Ma i giudici
supremi le hanno dato torto. Una decisione basata sulle norme sulla droga
riviste dopo il referendum e in base alla legge 'Fini-Giovanardi'.
Ad avviso di Piazza Cavour, il referendum ha reso penalmente lecita solo la
detenzione, l'importazione e l'acquisto di sostanze stupefacenti ad uso
personale. Non la coltivazione, quindi, che resta "assolutamente
vietata". Anche se si tratta di una sola piantina sul balcone di casa.
La sentenza di oggi, però, smentisce quella del 10 maggio dello scorso anno.
Allora
(10 gennaio 2008)